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Intervista al direttore creativo del gruppo Nuvolari, Ettore Adua – Part.5

Ettore Adua: In costante movimento

Penultimo episodio delle interviste dedicate a Ettore Adua. Il Direttore Creativo di Nuvolari si è raccontato aprendoci le porte del suo mondo: dalla sua passione per la moda (vedi 1°parte) al suo vissuto (vedi 2° parte), senza tralasciare le sue opinioni sulla moda (vedi 3° parte) e svelandoci alcuni segreti del suo processo creativo (vedi 4° parte). È il momento giusto per un po’ di sana nostalgia, ma anche nei ricordi Ettore trova carburante per gli obiettivi futuri.

Nuvolari è molto di più di una catena di negozi di abbigliamento. Oggi siete una realtà consolidata nel food, un brand di successo e in continua evoluzione. Se si guarda indietro come descrive questi 34 anni di viaggio?
E’ una bellissima cavalcata, che non è ancora finita. Vogliamo crescere, fare ancora di più e farlo sempre meglio. Gli oltre 30 anni di esperienza sono per me e per i miei soci una bellissima avventura, ma proprio perché possiamo guardare al passato guardando orgogliosi i passi che abbiamo fatto non vogliamo fermarci qui. Parliamo di continuare l’espansione di Nuvolari varcando i confini italiani, e sono sicuro che questa sarà la nostra prossima scomessa.

Qual è la creazione di cui va più orgoglioso?
I giubbotti di pelle sono sempre capi di cui vado molto orgoglioso. Ci sono un paio di modelli creati agli albori della nostra collezione Nuvolari a cui sono molto affezionato, perché esprimono al 100% la mia creatività, e sono frutto di un percorso creativo totalmente mio. L’idea nacque da un giubbino acquistato in un mercatino a Parigi, che riportai nel mio ufficio per modificarlo totalmente, dando vita a questi due giubbotti.

Oltre a disegnare i capi del brand il suo ruolo è quello di selezionare i marchi da presentare negli oltre 40 store Nuvolari. Come riesce ad intercettare e anticipare i trend che avranno successo di stagione in stagione?
È una questione di tenacia e d’istinto. Ci deve essere la scommessa, è naturale che ci sia l’errore, ma è essenziale che ci sia la capacità di guardarsi intorno, oltre i confini nazionali e saper capire come si muoverà il gusto dei nostri clienti. Io e i miei collaboratori abbiamo capito che ci stavamo muovendo nella giusta direzione portando nei negozi alcuni marchi sconosciuti che in pochi mesi sono diventati di tendenza. Molti acquistano un brand e se non vende lo scaricano subito, bisogna invece avere la tenacia di proporre le proprie idee e i propri gusti per intercettare quelli dei clienti.

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