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Intervista al direttore creativo del gruppo Nuvolari, Ettore Adua – Part.4

Ettore Adua: Ingenium

La lunga intervista con Ettore Adua, Direttore Creativo di Nuvolari, entra nel vivo.
Ettore è la mente che interpreta il gusto di migliaia di clienti da decenni, l’occhio che sceglie i brand e i capi che faranno tendenza, la mano che disegna le collezioni firmate, ma anche molto, molto di più. Dopo aver conosciuto meglio il suo passato (Leggi parte 1), le sue passioni (Leggi parte 2) e le sue idee sulla moda (Leggi parte 3) scopriamo come nasce il prototipo che anima ogni creazione di Adua: l’uomo Nuvolari.

L’uomo Nuvolari è uno spirito libero che non rinuncia allo stile ma riesce a rimanere casual in ogni situazione. Quanto questo prototipo di persona rispecchia il suo carattere?
L’uomo Nuvolari è pensato per avere la cosa giusta per tutte le occasioni, questo sta dietro la nostra collezione, l’idea che si possa essere se stessi in ogni ambito. Di me non c’è qualcosa ma non tutto: non posso pensare di ricalcare il mio carattere e il mio modo di essere per trasferirlo totalmente nei nostri concept. C’è un buon 50% di me. Diciamo che l’uomo Nuvolari è un Ettore Adua moderato.

Nuvolari veste migliaia di persone grazie alle sue creazioni. A lei come piace vestire?
Dipende. Tendenzialmente io indosserei solo abiti neri, ma ultimamente mi piace lo stile terrace. Sono attratto da questo ritorno per l’estetica da “stadio”, perché sono sempre stato appassionato di calcio, fin da bambino ho avuto l’abbonamento in curva, e questa estetica mi piace perché unisce il metropolitano allo streetwear. Anche il nero è un colore che mi sento addosso, che mi rappresenta. L’ho indossato tanto da adolescente perché credo comunicasse il mio essere alternativo. Diciamo che quello che indosso mi fa sentire me stesso, perché fa parte del mio background.

Ci sono dei brand, stilisti o designer, a cui si sente particolarmente legato?
Più a che degli stilisti mi sento più legato a dei brand. Ho sempre considerato gli stilisti puri, quelli delle griffe, persone che svolgono un altro lavoro rispetto al mio, per cui pur ammirandone molti non li ho mai considerati come una vera ispirazione per il mio lavoro. Se dovessi citare un brand a cui sono legato invece direi G-Star, un marchio con cui abbiamo lavorato in passato, e che mi ha fatto crescere anche come creativo.

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